Uranio sulle Orobie - La storia dell’uranio di val Vedello e dintorni

di Camillo Mario Pessina

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La val Vedello, l’uranio ed il nucleare: lettere aperte

 

 

Aggiornamento delle simbologie minerarie sui nuovi fogli geologici; Sondrio e Clusone.

di Camillo M. Pessina (geologo)


I tecnici che  gestiscono la  banca dati geologica del progetto Carg della Regione Lombardia e che hanno informatizzato i nuovi fogli geologici Sondrio e Clusone, hanno assicurato d’aver rimediato alla dimenticanza da me lamentata: l’assenza, sui due fogli geologici, della simbologia mineraria  connessa agli unici due giacimenti uraniferi italiani; val Vedello e Novazza. Vogliamo prenderne atto e ringraziamo per la correttezza e la tempestività. Sui fogli geologici in questione, attualmente caricati in web, tali modifiche non sono state comunque apportate! Attendiamo vedere i fogli geologici quando saranno messi in vendita.

Dalmine (Bg.)                                     24 Agosto 2011


 

Il progetto CARG. La “nuova” carta geologica di val Vedello e dintorni.

di Camillo M. Pessina (geologo)


Non giova senno se la fortuna manca! Per chi, in val Vedello e contiguità, ha peregrinato per anni in lungo e in largo e  sta fuori dall’andazzo, questa  “nuova” carta geologica è una cartina(al tornasole)  su certi fenomeni, avvenimenti e personaggi. La geologia genuina resta occultata e nascosta tra le pieghettature della geologia di facciata, troppo spesso soggetta ad interessi e compromessi. Cosicché se la verità propalata parla di amore per la Scienza, alla fine rimangono - nella migliore delle ipotesi - chiacchiere in libera uscita. Dietro uno scenario in pedigree si nascondono verità scomode e merce avariata che possono produrre passi indietro, lunghi parecchi anni.

Dopo aver visto il ”nuovo “foglio geologico “Sondrio” al 50.000, la rabbia  mi è montata alla testa sostituendosi poi man mano ad una profonda amarezza. Ma allora tutto il decennale faticoso rilevare in val Vedello non è servito a nulla. La carta geologica pubblicata nel 1996 non è servita a nulla! I miei siti internet non sono serviti a nulla! Ancora una volta  la realtà geologica viene piegata alla scarpa demagogica e bibliografica. Le faglie si visualizzano solo quel tanto che fa comodo, o, addirittura si dimenticano del tutto!

Mi sono imposto di ragionare a mente fredda e scrivere di questa ennesima “boiata” istituzionale. Con il virgiliano “Forsam et haec olim meminisse iuvabit” voglio credere che ricordare queste cose in seguito gioverà. A volte la storia fa giustizia attraverso il defluire del tempo. Ma, le nuove carte geologiche non si fanno purtroppo ogni ora.  Non è promozione ma stagnazione! Vanno scomparendo quegli officiali con un’alta e sacra concezione della propria professionalità? Si è tutto adattato al mercato delle vacche e al cerchiobottismo più cinico?

Rilevare una carta geologica con occhi nuovi è un verbo tra i più difficili da coniugare. Forse chi decide come produrre le carte geologiche pensa che la base consultante sia costituita da un amorfo gregge pecorile? Non sempre è così! O almeno spero! Perché nascondere la verità? Perché non segnalare com’e sempre s’è fatto, la presenza di miniere di uranio? Perché far finta di dimenticare i capovolti martelli? Come in battuta di alcuni delusi da questa ipocrita omertà, l’uranio è veramente un “puttanio”? La novella peste di un paese ipocrita e mentalmente arretrato che con fiaccole e forconi armato vuol bruciare ancora il castello di Frankenstein? Che tenta ancora di arrestare l’avanzare inesorabile del progresso scientifico e tecnologico?

Dalmine (Bg.)                                 20 Luglio 2011



da  G. M. A - Domenica 22 maggio 2011

Vorrei chiedere al sig. Pessina se Val vedello ha prodotto a AGIP minerale uranifero a copertura delle spese oppure si è trattato solo di gallerie di "prospezione" (si dice così?).Ho letto tutti gli articoli e li ho trovati toccanti come un racconto di Rigoni Stern, tanto trasudano passione.


Giovedi 26 maggio 2011 -
gent. sig.  G.M. A.

mi accingo a risponderle oggi, appena letto il suo messaggio. Il giacimento uranifero di val Vedello non ha prodotto un grammo di uranio metallico. Gli investimenti fatti (cospicui), sono andati totalmente perduti causa l'abbandono del nucleare in Italia. Le gallerie fatte erano esclusivamente di "prospezione" come lei dice o meglio, di "esplorazione". Non servirebbero dunque per "coltivare" (cavare) minerale uranifero. Per poterlo fare bisognerebbe eseguire altre  gallerie dette di "coltivazione". Ottenuta la roccia mineralizzata che in termine tecnico si chiama "tout venant", per arrivare all'uranio metallico utilizzabile dai reattori, sono necessarie diverse ulteriori lavorazioni che la tecnologia italiana, causa il suo sottosviluppo, non è in grado di eseguire. Com'è noto invece l' Iran, tanto per citare un esempio, è in grado di percorrere tutta la filiera.  Rassegniamoci, gentile signor A., è noto da tempo, dalle statistiche internazionali, che l'Italia è un paese del terzo mondo. In questo paese, per motivi vari, sta prevalendo il mito "arcadico" del "buon selvaggio", povero ma felice(?), in pace con la natura (amen).

cordiali saluti C.M. Pessina


da G.M.A - Mercoledì 1 giugno 2011

Grazie per la gentile risposta Sig. Pessina e da appassionato vorrei chiederle se poi è ritornato lassù sui cantieri e se si come si è sentito, se ha voglia di parlarne, perché credo che l'emozione dei ricordi riesca ancora a commuovere o far incazzare.

Sabato 11 giugno 2011 - gent. sig. M.G.A.

le rispondo solo ora perché non sempre apro la posta in tempo reale.

Sì, sono tornato in val Vedello nell'agosto 2008. Il cantiere non c'è più da tempo, dal 1987. Smontato e portato via.  La valle è sempre bella soprattutto d'estate. In autunno e in inverno molto meno. Sono passati ventuno anni dall'ultima visita e debbo dire d'aver superato, per val Vedello - per fortuna - la fase dell'incazzatura e dell'emozione. L'avanzare dell'età ha anche dei pregi. Ti permette di capire e accettare che il paese Italia è quello che è e resterà sempre così. Dai tempi di Dante, a quelli della Controriforma, dal Leopardi alle sciocchezze antiscientifiche del Croce, sino ad arrivare alle battaglie (di retroguardia) referendarie dei giorni nostri. E' anche  al Croce, insegnato in tutte le scuole, che dobbiamo il ritardo provinciale della cultura italiana, l'anacronismo delle scuole e delle università, l'esclusione del pensiero scientifico dal dibattito delle idee ecc.

I vizi e le melme sono rimasti ancora quelli. Bisogna farsene una ragione!

cordiali saluti         C. M. Pessina



da A. B. - 16 aprile 2011

 

carissimo Camillo Mario Pessina,
In che anni hai lavorato per L’AGIP? Io ricordo che nel 1963-64 quando lavoravo ad Ispra con ina borsa di studio conoscevo alcuni tecnici dell’AGIP che mi hanno parlato di cave di Uranio sulle ALPI.
Dopo la sostanziale chiusura della ricerca sul Nucleare ad ISPRA (seguita all’arresto di Ippolito ed al repentino trasferimento di tutti i ricercatori francesi) ho ancora lavorato un anno in IAEA per una ricerca sul propulsore navale in Polonia. Poi ho dovuto cambiare mestiere per poter mantenere la famiglia. Comunque recentissimamente per alcune combinazioni della vita ho avuto modo di visitare il punto in Val Maira dove erano state fatte delle ricerche e scavi per verificare la presenza di Uranio.
La chiusura è stata fatta non proprio a regola d’arte. Pare che fosse abbastanza ricco.
Oggi il sito è ancora visibile. Sarei molto interessato ad incontrare il geometra dell’AGIP che all’epoca si è occupato della cosa.
cordiali saluti                       A. B.

 

da C.M. Pessina - 18 aprile 2011

gentile A. B.

Mi sono ritirato dal lavoro nel 2002.
Faccio parte della generazione di geologi assunti da Agip subito dopo la crisi o guerra del Kippur (guerra arabo-israeliana) dell’ottobre 1973 e il conseguente embargo petrolifero attuato dai paesi dell’OPEC nei confronti dell’ occidente che appoggiava Israele. In Italia, come lei ben ricorderà, ci fu ”l’austerity” con i relativi restrittivi provvedimenti ai consumi energetici (carburante, energia elettrica ecc.). Il governo democristiano di allora varò un piano energetico, PEN (uno dei tanti, mai finalizzati) che prevedeva la costruzione di alcuni reattori nucleari necessari a limitare l’uso degli idrocarburi e la nostra dipendenza energetica con tutte le conseguenze derivanti. Un tira e molla che, come tutti sappiamo, si concluse invece con la smobilitazione dei pochi reattori nucleari italiani, trasformando gradatamente l’Italia, da colonia americana in colonia francese. Una farsa, un burlesque, che continua ancora oggi e che ci contraddistingue per la nostra cronica mancanza di serietà. Ci vuol poco per capire che oggi siamo messi peggio di allora.

Molte persone non distinguono la differenza esistente tra una cava ed una miniera, una manifestazione mineraria estemporanea da un giacimento minerario; pertanto l’Italia sarebbe piena di giacimenti di uranio che in realtà non ci sono. Per l’uranio si parla comunque sempre di miniera (e non di cava).
Ho prodotto nel mio sito “valvedello.com” un angolino scientifico (molto poco scientifico in verità) per permettere a chi vorrà leggerlo - quando si parla di certi argomenti specialistici – l’uso di un linguaggio comune e appropriato; per capirci, per intenderci, per non compiere affermazioni errate dal punto di vista fattuale.
In merito alle ricerche di minerali di uranio in Val Maira (valle del Preit, Bric Balacorda, Salabessa, Grange Serre, ecc), posso solo dirle che tali ricerche furono fatte (su serie rocciose permiane interessate dal metamorfismo dinamico alpino), in più riprese, a partire dagli anni cinquanta dal CNRN e poi dalla società Somirem (del gruppo Eni) e poi da altri studi successivi proprio dopo il 1973.
Queste manifestazioni a minerali di uranio sono - per i criteri minerari odierni - comunque estemporanee, prive di radici, prive di significato economico e di pochissimo conto. Piccoli quantitativi di uranio sono oggi antieconomici.
Per dare un ordine di idee sono antieconomici anche depositi di 30-50-100 ton. di ossidi di uranio. Avrà notato che con la “globalizzazione” quasi tutto il comparto minerario italiano è stato chiuso negli anni ottanta (Pb-Zn, Au, Fe, ecc.).
Il “Pare che fosse abbastanza ricco……. fa parte delle “leggende metropolitane” nate per ignoranza (mancanza di conoscenza) o per sollevare polveroni che intontiscono la gente di strada. Servono a creare inutili allarmismi, eterni dibattiti, inconcludenti tavole rotonde, quadre ecc. L’ unico risultato è quello di bloccare lavori infrastrutturali vitali al nostro paese; farci sprecare ulteriori immensi capitali e coprirci di ridicolo con i nostri “vicini”.
In merito al geometra dell’AGIP cui lei fa riferimento mi dispiace non poterla accontentare perché all’epoca non ero stato ancora assunto. Inoltre ho lavorato sempre nel settore orobico delle Alpi Centrali.

da A. B. - 18 aprile 2011

egregio C.M. Pessina,
Grazie per i suoi cortesi chiarimenti.
Come le ho detto dopo l’attivita di stage ad ISPRA nel 1964-65 e a Varsavia (con una borsa di studio dell’IAEA) dove mi sono occupato programmi informatici per il calcolo matematico applicato alla progettazione di un reattore per la propulsione di una nave, ho abbandonato il settore e mi sono riciclato nel settore ICT (Information & Communication Technology).
Siccome ho recentemente visto il sito murato degli scavi in Val Maira mi sono ricordato di questo amico di cui però non ricordo più il nome.
Non è cosa importante …
grazie del suo interessamento
cordiali saluti                         A. B.



La miniera uranifera di Val Vedello: Panacea o frutto avvelenato?

di Camillo M. Pessina (geologo)


 

 

I necessari chiarimenti

A scanso di equivoci voglio premettere di non volere in questo articolo cantare le lodi all’uranio (7), non mi interessa e non lo voglio fare! Vorrei invece cercare di raccontare ai lettori quella che secondo me è la vera storia della Val Vedello; cosa che del resto faccio oramai da tempo con la Storia degli “Uomini dell’uranio” di Val Vedello. Lo faccio - e molti lettori che mi conoscono potranno testimoniarlo - forte del fatto d’essere stato, come dipendente Agip, nel 1975, il primo a trovare in superficie le manifestazioni uranifere in Val Vedello e uno degli ultimi ad andarsene (1987) dopo aver seguito tutta la ricerca geologica e mineraria.

Ho raccolto l’invito rivoltomi dall’amico Marino Amonini  a rispondere ad alcuni articoli comparsi sul trimestrale della Biblioteca Civica di Piateda,  “All’ombra del Rodes” del Giugno 2008. Devo confessare d’averlo fatto di  malavoglia, dopo aver letto gli articoli, - nella certezza che comunque  alla fine ognuno resterà della propria idea - perché  come in tanti altri, vi ho trovato  inesattezze su fatti e date, confusione scientifica e prevenzione, nonostante alcune dichiarazioni iniziali di ”concretezza, scientificità, razionalità” (7).

Lavorando sul tema uranio dal 1975, le stesse “inesattezze” che si raccontavano  allora sono le stesse che leggo oggi. Inoltre è difficile  rispondere a chi sembra - nello specifico - sempre pronto per principio a dar  pagelle  con  brutti voti. E’ difficile rispondere a chi vuol  in ogni caso squalificare, demolire  e vedere il solo lato negativo delle attività industriali. Inoltre, lo scrivente  ritiene che i problemi e l’enorme  debito pubblico italiano, non si risolveranno certo “sfruttando” il “ricco giacimento di uranio delle Orobie per  mantenere il nostro stile di vita”(4). I ricavi ottenuti sarebbero una  goccia nel mare dei debiti! Per dare un’idea della reale importanza e valore economico dei giacimenti uraniferi  di Val Vedello e Novazza basti sapere che l’intero quantitativo di uranio contenuto nei due giacimenti non basterebbe a coprire il fabbisogno annuale della Francia. Bisognerebbe, invece - utile esercizio - prendere carta e penna e incominciare  a calcolare il valore del giacimento di Val Vedello, detraendone dai ricavi tutti i costi, compresi  quelli di ripristino ambientale.

Nonostante l’Italia sia un paese povero di risorse, in primis quelle energetiche, ci si scontra su tutto! Sugli inceneritori / termovalorizzatori, sulle discariche, sulle infrastrutture stradali e ferroviarie, sui rigassificatori, sui reattori nucleari, sulle poche miniere di uranio esistenti, sulle cave di ghiaia, sulle centrali a carbone, sulle centrali termoelettriche ad olio combustibile e addirittura su quelle a gas. Si impedisce all’Eni lo sfruttamento dei giacimenti di gas nell’Adriatico. Si blocca la ricerca petrolifera in Italia e si rende antieconomico lo sfruttamento dei pochi giacimenti petroliferi presenti sul territorio nazionale. Si contesta l’uso dell’acqua a scopi idroelettrici. Si mettono al bando gli OGM. Si boicotta il MOSE (acronimo di MOdulo Sperimentale Elettromeccanico) necessario al controllo delle maree nella laguna veneziana e via discorrendo. E mentre gli italiani “litigano” tra loro bloccando buona parte delle attività economiche del paese, arrivano in Italia, in silenzio, eserciti di multinazionali che si appropriano di molte fonti di ricchezza acquistando titoli azionari e creando, sul territorio nazionale, attività economiche non italiane.

A mio modesto avviso la  soluzione di buona parte dei nostri  problemi, soluzione alla quale non si arriva mai in questo “povero” paese  - i recenti fallimenti di dialogo interpolitico lo testimoniano - è quella trovata dai somari (si fa per dire), che ripropongo, senza commento, da una “vecchia” vignetta.

 

In merito alle ricerche uranifere  di Val Vedello

Vorrei ricordare a tutti, anche a chi  non è stato direttamente coinvolto dalle ricerche minerarie di Val Vedello, come ancora oggi tutti quelli che si recano in Val Ambria, in Val Caronno e Vedello, beneficiano della progettazione e degli interventi viabilistici pagati da Eni ed eseguiti dalla Cariboni. Mi riferisco all’allargamento ed alla messa in sicurezza della strada che dalla centrale di Vedello porta ad Agneda, alla strada che  costeggia l’abitato di  Agneda  fino all’erta  rampa che dalla piana porta alla diga di Scais, perfettamente integra nonostante la difficile topografia.

La dimostrazione è che dopo trentanni dall’esecuzione dei lavori, i muri di sostegno, i piani stradali dei ripidi tornanti rinforzati con calcestruzzo, sono ancora intatti e fruibili nonostante il traffico, i numerosi inverni  e le  piogge torrenziali passate. Diamo atto che qualche cosa di positivo  è stato fatto!

Vorrei iniziare  questi miei commenti   riproponendo ai lettori quanto scritto dal responsabile del WWF Valtellina e Valchiavenna  nei suoi articoli “Si fa presto a dire atomo”e  “La miniera”. Egli scrive che …….”Voglio provare ad offrire al cittadino-lettore alcuni dati DI CONCRETEZZA per uscire dal costume tutto italico del tifo tra contrari e favorevoli senza un vero supporto di razionalità, ed esagero di scientificità, ma sulla base di idee preconcette e non verificate” (7). E’ proprio  sulla presunta concretezza, razionalità e sulla scientificità che l’articolo è in continua contraddizione con quanto sopra affermato  che vado incominciando con le necessarie precisazioni almeno in nome di una chiarezza la cui assenza  ingenera malintesi! Vorrei chiarire che la miniera di Novazza non è sul versante opposto  alla Val Vedello (8) ma si trova, in linea d’aria  a 12 Km a sud della stessa. Di versanti bisogna passarne diversi. Per prospezione(8) nel linguaggio geologico e minerario si intende fare della ricerca di minerali in superficie usando i mezzi ed i metodi più opportuni al minerale ricercato e al suo contesto  geologico e non lo scavo delle gallerie. Tra i tanti metodi usati per la ricerca dell’uranio ricordo  il metodo radioattivo, che misura la radioattività naturale delle rocce. Fu proprio quest’ultimo metodo ad essere adottato dall’Agip quando  iniziò la prospezione radiometrica eliportata sulle Orobie  lombarde. Fu verso la fine dell’estate 1975 (5) che Agip individuò per la prima volta le mineralizzazioni uranifere naturalmente affioranti sul versante destro della Val Vedello e finemente disperse in un particolare tipo di roccia. Non è vero dunque che “agli inizi degli anni settanta, in seguito ad una delle periodiche crisi energetiche……….ecc. il giacimento della Val Vedello viene rivalutato  a 1000/1500 tonnellate di materiale utile (yellow cake)…”(8), per il semplice motivo che le mineralizzazioni a quella data non erano state ancora trovate. Ciò è spiegabile con la confusione che  l’autore fa con la miniera di Novazza (2) con la  quale  collimano invece date e tonnellaggio. Inoltre, la valutazione di un giacimento la si può fare solo alla fine dei lavori di esplorazione mineraria; cosa che avvenne nel maggio1983, su preciso ordine di Agip (6). Altro che chiusura di Val Vedello a causa del disastro di Cernobyl(26 Aprile 1986) o del referendum antinucleare (Novembre1987) ! Pochi inoltre sanno che l’Agip nello stesso periodo rinunciò alle ricerche in un altro campo energetico; la geotermia.

 

 

“ Ofelé fa el to mesté”

Bisogna chiarire una volta per tutte che un conto è parlare di mineralizzazione e un conto è parlare di giacimento. Molte mineralizzazioni non sono  altro che delle effimere manifestazioni superficiali di minerali d’uranio che non danno luogo a giacimenti come invece scritto su alcuni giornali valtellinesi, o peggio, da alcuni universitari. Le mineralizzazioni uranifere del Belviso e del Passo della Scaletta per esempio,  non possono essere chiamati giacimenti date le loro esigue  dimensioni.

I tonnellaggi di uranio estraibili dai giacimenti si esprimono in tonnellate di UO2 (biossido di uranio) o inU3O8 (ottossido di triuranio) e non in tonnellate di “yellow cake” (uranato di ammonio (NH4)2U2O7)). Nello “yellow cake” (torta gialla, per il suo colore giallo), materiale di partenza per estrarre l’uranio metallico, è contenuta  mediamente una percentuale di U3O8 intorno al 80-86% (9). Mi scuso con i lettori per il difficile linguaggio ma questa è la terminologia.

Si notano nell’articolo (8) “balletti di cifre” riferiti al tonnellaggio in uranio del giacimento di Val Vedello come  “…..6000 tonnellate di uranio “buono”disponibile rispetto alle 1500 stimate negli anni “70” . Il Carugati (1) nella sua tesi di laurea parla invece di 3800 ton. di uranio. Quali le vere cifre? Che confusione nella testa di chi legge! Questo perché ognuno si sente in diritto di dire la propria su argomenti che non conosce a fondo! Si parla di tonnellaggi senza capire che i numeri dati sono senza significato se non fanno riferimento al tenore (% di uranio nella roccia). Il termine “tenore” viene usato come sinonimo di  “tonnellaggio di uranio”(8) e “tonnellaggio di uranio” come sinonimo di  “tonnellaggio di minerale (“tout venant” o roccia  mineralizzata estratta) parlando così di milioni di tonnellate di uranio. Ancora, per esempio in (8) si confonde il “tout venant” o roccia mineralizzata con il  minerale contenuto (pecblenda) ed il minerale con il metallo da estrarre (Uranio sotto forma di ossidi vari). Poveri noi! Mi sovviene quel detto milanese che suggerisce a chi vuol sentenziare in campi che non gli competono :“ Ofelé fa el to mesté” (pasticciere fai il tuo mestiere). Senza offesa  per alcuno! Per carità!

In merito alla costruzione (8) “nel novembre 1977 del “campo base di Agneda da cui si diparte una pista gippabile tracciata in fretta e furia  senza  particolare attenzione  al delicato ambiente montano che raggiunge  la zona del cantiere a 2000/2200 m.”, ho dei forti dubbi sull’ esattezza della data. A quella data Agip aveva già realizzato in Val Vedello diverse centinaia di metri di gallerie  e costruito buona parte del cantiere logistico (5,6). Sempre in (8) ”Un secondo devastante intervento deriverebbe se fosse praticata  l’intenzione dichiarata  da Agip di costruire un traforo che metta in collegamento Val Seriana e Val Vedello….”.

Forse l’autore non sa che l’Agip da almeno un decennio ha rinunciato al titolo minerario di Val Vedello o non ha udito le recenti dichiarazioni dell’Amministratore Delegato dell’Eni che pur stigmatizzando la scelta fatta dall’Italia, venti anni addietro, di rinunciare al nucleare  ha però detto chiaramente “…..il nucleare non è compito istituzionale dell’ENI”. Forse non si è capito che con ogni probabilità sono proprio i petrolieri a non vedere di buon occhio i reattori nucleari in Italia e con loro  probabilmente chi ci vende a caro prezzo milioni di  chilowattora prodotti  con molte centrali nucleari. Con quei capitali si acquistano molte cose in Italia…… per esempio i grandi gruppi della distribuzione alimentare, l’acqua potabile(4), le acque minerali, lo sfruttamento delle acque a scopo idroelettrico; nel caso specifico di Piateda, l’acquisto di Edison*, società del gruppo EDF (Electricitè de France)(3).

Ancora una volta vorrei ricordare a tutti che il tracciamento delle gallerie esplorative necessarie alla  valutazione economica del giacimento di Val Vedello, proprio per la loro funzione, non possono essere tracciate nel minerale uranifero ma condotte esclusivamente a distanza di una sessantina di metri dalle stesse. I pochi attraversamenti della “fascia utile” sono avvenuti in genere nella roccia sterile; afferma il contrario il Carugati(1) che nelle gallerie non c’è mai stato! Il detrito in discarica è totalmente sterile, (come affermato in più studi), contrariamente a quanto scritto in (7) “…un muro di contenimento del materiale in parte uranifero estratto dalle gallerie scavate……”. Non ci sono scorie nucleari “naturali” (4) nelle discariche e non si possono creare bombe innescate come si vuol far credere alla gente ogni volta che a Roma va un governo di centrodestra. Cari i miei signori se il minerale è prezioso perché mai lo si dovrebbe gettare in discarica?

In merito alle accuse (8) agli Enti locali in primis alla Comunità Montana “che non si è mai premurata nel tentativo  di costringere l’Agip  al ripristino dei luoghi, perlomeno ad una mitigazione dei danni ambientali inferti alla montagna…….studio epidemiologico…..ecc.”, qualcuno ha detto che  “una bugia  raccontata tante volte diventa verità utile a manipolare le coscienze”. E’ questo il caso? Non lo voglio credere!

E’ questa comunque una storia trita e ritrita, che ho sentito molte volte e letto su alcuni giornali valtellinesi, cui risponderò ancora una volta: l’affermazione è totalmente falsa perché basterebbe cercare negli archivi della Comunità Montana o in quelli del Comune di Piateda per trovare le  numerose ordinanze con le quali le Autorità preposte facevano obbligo ad Agip il pagamento di uno studio idrogeologico e di  impatto ambientale dell’area. Le indagini   furono affidate a gruppi di studio totalmente esterni all’Agip e direttamente dipendenti dalla Comunità Montana. Altro che studi fatti da Agip “pro domo sua”. Si legga il rigido “Disciplinare di Incarico”!

Il risultato di questi studi? Due grossi volumi e molte mappe! Chi  ha letto e ragionato su questi studi? Quasi nessuno! E’ a questi studi che fa riferimento il Carugati (1), citati in (8); “Questi valori…sono in accordo con i dati pubblicati agli inizi degli anni ottanta in fase di prospezione mineraria..”. In merito alla tesi di laurea (1) citata in (8), laddove si dice “che le acque provenienti dalle gallerie presentano concentrazioni di uranio fino a 100 volte maggiori rispetto alle acque superficiali campionate al di fuori della miniera..”  bisogna dire che in realtà questi valori il Carugati li riferisce ad una sola galleria e non a tutte le gallerie come  invece affermato. Bisognerebbe inoltre  anche finire il discorso iniziato dallo stesso Carugati e aggiungere che “la concentrazione di uranio nelle acque decresce da valori intorno ai 100mic.g/l nella zona mineraria fino a valori cento volte inferiori nel lago di Scais”.

 

 

 

La società Edison - secondo attore del mercato italiano dell'elettricità e il terzo nel settore del gas -  dal maggio 2012, è sotto il controllo di EDF (99,48%), società francese che gestisce i 59 reattori nucleari della Francia. Per volontà francese, Edison non è più quotata nella Borsa italiana ed ha il top menagement francese( Presidente è Henry Proglio, già P.D.G. di EDF). Non dimentichiamoci che il 70% di Edf è controllata dall' Eliseo. (02.10.2012)

E' di questi giorni (23 novembre 2012) la campagna pubblicitaria di Edison(con EDF) che recita: "Siamo l'azienda elettrica più antica d'Italia e da sempre siamo vicini agli italiani, anche quando accendono un fornello in piena notte. Da oggi siamo entrati nel più grande gruppo elettrico del mondo, per investire ancora di più nell'energia degli italiani." Bubbole! Questa società è di fatto francese. I francesi si sono comprati un'altro pezzo di Italia, un'altro gioiello di famiglia. Dicono di essere entrati nel più grande gruppo elettrico del mondo ma non specificano che Edison è francese e che EDF gestisce  tutti i reattori nucleari francesi che ci vendono il 18% dell'energia elettrica che consumiamo. I francesi si stanno prendendo il mercato energetico italiano e non solo.  Nomi come Leroy Merlin, Auchan, Decathlon, Lactalis (Parmalat, Galbani, Invernizzi, Locatelli, Cademartori), danno l'idea di alcuni dei settori scalati e degli indotti persi dall'industria e dall'agricoltura italiana. Proprio in questo articolo e in tempi meno sospetti (agosto 2008), lanciai - inascoltato - l'allarme su questi rischi. (27.11.2012)

 


RIFERIMENTI

(1) - Carugati G. (2001-2002). Studio Chimico- Geologico dell’area dell’ex miniera di uranio della Val Vedello (Sondrio). Università degli Studi dell’Insubria - Como

(2) -  Chiesa S., Paganoni A., Ravagnani D., Rodeghiero F. Le Risorse naturali: I minerali e le rocce. Estratto dal volume  “I caratteri originali della bergamasca”. Collana Storia Economica e  Sociale di Bergamo. Fondazione per la Storia Economica e Sociale di Bergamo.

(3) -  EDF Italia. Le società del Gruppo. Gruppo EDF, l’essenziale 2006. www.edf-italia.com/

(4) -  Lucini. Gianmario (Giugno2008). Non solo uranio…“All’ombra del Rodes”- trimestrale edito a cura della Biblioteca Civica di Piateda (So).

(5) - Pessina Camillo M. (2007). La storia degli  “Uomini dell’uranio” di Val Vedello- Parte prima e parte seconda. “All’ombra del Rodes” - trimestrale edito a cura della Biblioteca Civica di Piateda (So).

(6) -  Pessina Camillo M. (2007). La storia degli  “Uomini dell’uranio” di Val Vedello- Parte quarta. All’ombra del Rodes ” - trimestrale edito a cura della Biblioteca Civica di Piateda (So).

(7) -  Vaninetti William. (Giugno2008). Si fa presto a dire atomo…“ All’ombra del Rodes ” - trimestrale edito a cura della Biblioteca Civica di Piateda (So).

(8) - Vaninetti William (Giugno2008). La miniera. “All’ombra del Rodes” - trimestrale edito a cura della Biblioteca Civica di Piateda (So).

(9) - Villavecchia-Eigenmann. Nuovo dizionario di Merceologia e Chimica applicata. Vol. 7°. Hoepli Editore


Dalmine(Bg)   21 agosto 2008 Camillo Mario Pessina (geologo)

 

 

A PROPOSITO DI….PALLE!

Alcune precisazioni sull’articolo “Basta con le palle” di GM. Lucini - All’ombra del Rodes.  N°1. Marzo 2009.

di Camillo Mario Pessina (geologo)

 

Cari lettori di “all’ombra del Rodes”.

Non sempre il cittadino ha la possibilità o la capacità  di accesso alle fonti  informative reali, pertanto può accadere  che l’informazione corrente lo “costringa”  ad accettare  quanto gli viene  propalato come verità acquisita. Ho voluto intervenire con queste poche righe, ricche più di prospetti - molto più esemplificativi ed efficaci di mille parole – tratti dai giornali nazionali, ritenendo di trovare nell’articolo in titolo: disinformazione e impreparazione scientifica che, accompagnate da un  forte  integralismo ambientalista,  inevitabilmente porta al catastrofismo sociale ed ambientale, come l’articolo stesso dimostra in più parti.

Vorrei solo qui riproporre  ai lettori alcune considerazioni che vengono  dall’ ”appello di  Heidelberg che, nel giugno del  1992, fu firmato da 264 scienziati e intellettuali - 52 dei quali premi Nobel - in occasione del   Primo Forum  Planetario in vista della Conferenza di Rio de Janeiro. Da questo incontro - il famoso primo summit della Terra - hanno preso le mosse  tutte le battaglie  e le azioni ecologiste contro ogni paventato rischio ambientale: dal principio di precauzione, all’ostracismo antinucleare, al protocollo di Kyoto. L’appello fu riportato dal Corriere della Sera nel giugno del 1992 a pagina 9, con un titolo abbastanza evidenziato: “La scienza: No agli ultrà dell’ecologia”. Eccovi  dunque il testo:

“Esprimiamo la volontà di contribuire pienamente alla conservazione del nostro comune patrimonio  planetario. Tuttavia non possiamo fare a meno di esprimere la nostra  inquietudine nell’assistere  all’alba del XXI secolo, all’emergenza di una ideologia irrazionale che sembra volersi opporre  al progresso scientifico ed industriale e che appare sicuramente nociva  allo sviluppo economico e sociale. Affermiamo che “lo stato di natura intatta”, spesso mitizzata da movimenti che si richiamano al passato, non esiste e probabilmente non  è mai esistito  da che l’uomo è comparso nella biosfera e che  l’umanità ha cominciato a progredire utilizzando le risorse naturali per i suoi fini e non in modo inverso.”

Dall’articolo : “Basta con le palle” di GM. Lucini. - All’ombra del Rodes.  N°1. Marzo 2009. “ Si dice che tanto l’energia atomica  la importiamo già da ora, fornitaci per mezzo dell’elettricità  francese che è prodotta col nucleare. Palle. L’elettricità francese  è prodotta  all’80% con energie rinnovabili-mica sono scemi”.

Qualche testimonianza di parere opposto:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dall’articolo : “Basta con le palle” di GM. Lucini. - All’ombra del Rodes.  N°1. Marzo 2009. “…l’Italia non dispone di impianti per la produzione dell’uranio adatto alle centrali: abbiamo soltanto l’Uranio allo stato minerale, ossia un’infinitesima parte  in ogni tonnellata di minerale, e anche se si tratta del giacimento più ricco d’Europa, non è detto che basti a noi stessi – e comunque saranno sempre i francesi, che possiedono i centri adatti alla lavorazione, a fornirci il prodotto finito.”

Intanto bisogna chiarire che le “parti infinitesime” di uranio contenute per ogni tonnellata di roccia in val Vedello corrispondono normalmente ad 1 Kg di ossidi di uranio/t. di roccia mineralizzata ( non mi pare si tratti di   una parte infinitesima!). Sempre in  val Vedello  l’estrazione dell’uranio dalla roccia uranifera  può arrivare in certi casi  anche a 10 kg di ossidi di uranio per tonnellata di roccia. I cosiddetti “ impianti per la produzione dell’uranio adatto alle centrali” (nucleari) si chiamano in realtà impianti di arricchimento (U235) per distinguerli da quelli – di prima battuta - necessari ad ottenere lo ” yellow cake” (uranato d’ammonio) dalla roccia  mineralizzata. L’uranato di ammonio  si sarebbe prodotto  in  Italia dopo l’accertamento dei potenziali minerari di Novazza e di val Vedello se il paese non avesse deciso di rinunciare al nucleare.

Se io possedessi  un uliveto non acquisterei un frantoio per produrre l’olio solo per me. E’più logico e più economico portarlo in un frantoio pubblico; così fan tutti. Questo vale anche per l’arricchimento dell’uranio in contesto europeo dove i francesi hanno di questi impianti. Resta da chiarire come possano i francesi averne se producono la quasi totalità della loro elettricità con le energie rinnovabili. I francesi stanno costruendo reattori nucleari  in Finlandia e sono all’avanguardia  in questo campo  con il nucleare di fusione con il  progetto “ITER”; gli svedesi ritornano al nucleare, così come altri paesi costruiscono o costruiranno centrali nucleari  per la prima volta, come la Libia, l’Iran, gli Emirati Arabi, l’Est asiatico ecc. L’articolo inoltre vuol far credere che  il mondo stia progressivamente abbandonando il nucleare e dunque se gli italiani accetteranno il nucleare – quello  programmato dal governo di centrodestra…”in maniera perentoria, quasi di nascosto” - faranno la figura degli imbecilli e decideranno di suicidare loro stessi ed i loro figli(sic!).

In merito al numero di reattori nucleari nel mondo  ed al loro futuro, riporto un’ estratto  da “Zona Nucleare”. Fonte: notizia ANSA Nel mondo 441 impianti nucleari e il 17% della produzione energetica

"20 gennaio 2005 - L' energia nucleare, abbandonata dall'Italia con il referendum abrogativo del 1987, rappresenta nel mondo una fonte di produzione energetica che vede quasi il 17% (il 16,9% secondo gli ultimi dati dell' agenzia mondiale per il nucleare) dell' elettricità prodotta per il pianeta "uscire" da un reattore atomico. E se molti paesi - Italia in prima fila - hanno deciso di non affidare all' atomo il proprio fabbisogno energetico, così non è in molti altri paesi. Nel mondo si contano infatti - sempre secondo i dati dell' Agenzia Mondiale Nucleare - 441 reattori, per una potenza installata che nel 2002 ammontava a 350 gigawatt. Con la previsione di un ulteriore incremento: 34 nuovi impianti, per una potenza di altri 27 gw, sono infatti in programma.A fare la parte del leone, nella mappa mondiale della localizzazioni delle centrali nucleari, ci sono in prima linea gli Usa che contano 104 impianti, seguiti dalla Francia (59), il Giappone (54), il regno Unito (33), la Russia (30), La Germania (19), la Corea del Sud (19), l'India (14), l'Ucraina (13) ed il resto del mondo dove, complessivamente, si contano altre 83 centrali atomiche.”

In merito alla panacea del solare……propongo un’ intervento estratto dal Corriere della Sera -  Venerdì 9 novembre 2004.

 

 

 

 

Dalmine - Maggio 2009                                                                                                 Camillo M. Pessina, geologo

 


In merito alle miniere di uranio italiane

lettere pubblicate su “Archivio Nucleare” : www.archivionucleare.com

Camillo Mario Pessina scrive: 15 aprile 2011

Ho lavorato per quindici anni nelle miniere di uranio dell’Agip come geologo.
In quell’occasione ho avuto la fortuna di accompagnare il prof. Felice Ippolito a visitare il giacimento uranifero di val Vedello(So). In merito a quanto scritto da Antonio Bianco il 1° luglio 2010 - a proposito delle “cave” italiane di uranio dell’Agip - specifico trattarsi di miniere (mai entrate in produzione) e non cave. Gli unici due giacimenti a pechblenda accertati in Italia - le altre sono semplici manifestazioni uranifere di scarsa rilevanza industriale - sono quelle di val Vedello (So) (la il più grande) e quello di Novazza (Bg). Entrambe sono poste sulle Orobie lombarde.

 

Cher scrive: 15 Aprile 2011

Domanda, queste gallerie “11Km” sono agibili?Potrebbero essere sfruttate (teoricamente) per ricavare del minerale per l’industria nucleare? Potrebbero essere sfruttate per altri usi?Il motivo che nel link con suffisso IT gli argomenti sono tutti in Inglese è per cautelarsi o semplice volontà? Grazie dell’attenzione.

Camillo Mario Pessina scrive: 15 aprile 2011

Le leggi minerarie italiane impongono - alla chiusura di ricerche minerarie - la messa in sicurezza delle gallerie, impedendone l’ingresso a chicchessia. Tutti gli ingressi erano stati murati con calcestruzzo protetto da una barriera di detriti e massi. Le gallerie non sono pertanto accessibili. Nel frattempo sono passati 25 anni. Trattandosi di un giacimento, come ho scritto sui miei siti, ha significato economico e quindi industriale. Pertanto – teoricamente - si potrebbe ricavare del minerale da cui ottenere dello “Yellow cake” ma, sarebbero necessari, prima, ulteriori lavori minerari di “preparazione alla coltivazione”.Personalmente non vedo altre destinazioni d’uso.Effettivamente un sito con suffisso .it, scritto in inglese può lasciare perplessi. Era però nato, inizialmente, con l’idea d’essere un unico sito che trattasse in maniera professionale l’argomento. E’ stato scritto in inglese perché avesse valenza internazionale - come mi pare sia giusto - dato l’interesse, anche scientifico, del giacimento di val Vedello. Le datazioni delle età radiometriche del minerale uranifero ci hanno permesso di capire che le Orobie (porzione del Sudalpino) sono nate molto prima di quanto si pensasse. L’ho scritto nel sito in discussione. Nessun motivo di cautela dunque!

Cordiali saluti


Cher scrive: 16 e 18 aprile 2011

Quando mi riferivo alle gallerie “agibili” era solo per sapere se non erano state fatte “brillare”. Questo giacimento è ancora in concessione dell’ AGIP? Mi ero posto la domanda , se il giacimento di val Vedello non è “economicamente” sfruttabile è “teoricamente” utilizzabile per la giacenza o stoccaggio dei contenitori delle scorie?

C.M. Pessina scrive: 18 aprile 2011

Gent. Cher
Non conosco l’abitudine del far ”brillare “ le gallerie di ricerca mineraria. Anche perché questo precluderebbe la possibilità di riprendere, “almeno”, eventuali studi geologici nel sottosuolo della miniera. La geologia di miniera, in val Vedello, ha ancora molte cose da dire.
L’area del giacimento e quindi la miniera di val Vedello non è più in concessione all’Agip che, da tempo, ha rinunciato definitivamente al titolo a partire dalla fine degli anni ottanta. La Regione Lombardia, nella sua discutibile visione, ha, successivamente (Application Metex) posto il veto a qualsiasi attività futura in val Vedello e Novazza e dunque a qualunque richiesta di ulteriori studi e/o sfruttamento. Formigoni ha detto, recentemente, che la Lombardia è autosufficiente da punto di vista energetico!
Il giacimento di val Vedello è economicamente sfruttabile – lo era nel 1984 quando lo Yellow Cake costava 17 $ la libbra – Il problema è che i veti di una certa classe politica (la stessa che è contro i reattori nucleari) e i gruppi ambientalisti correlati ne impediscono lo sviluppo.
Non credo che le gallerie di ricerca di val Vedello siano adatte allo stoccaggio dei contenitori delle ”scorie” perché non ne hanno i requisiti. Scanzano Ionico, che era il luogo prescelto dalla Sogin, lo era per la presenza a 700 m. di profondità di un plastico e asciutto orizzonte di salgemma dove acqua e sismi erano praticamente assenti.